domenica 15 gennaio 2023

E ADESSO?

di Nabou Chillé

Eccoci di nuovo qui, si cambia calendario e si inizia da capo… chissà come mai sin dai tempi dei Romani l’uomo festeggia il passaggio convenzionale e retorico di “un nuovo anno” come se effettivamente da un giorno comune ad un altro potessero cambiare le vite di tutti noi… tutti diventiamo speranzosi, scriviamo buoni propositi e preghiamo per “un nuovo anno” propizio, più di quello precedente almeno…

Questo però è argomento comune a tutte le fasce d’età e io vorrei spostarmi su un piano più soggettivo, che riguarda principalmente i lettori che condividono con me età o anno di studio…

Compagni, ci siamo, siamo arrivati al grande obiettivo che per anni abbiamo inseguito e sperato di raggiungere. Proprio come un maratoneta sogna l’arrivo, ognuno, ognuna e ognun* di noi si è allenato e ha faticato per poter finalmente affrontare l’ultima grande sfida dell’adolescenza, il temuto e tanto odiato ESAME DI MATURITÀ. Solo a sentire il suo nome tra gli studenti si crea il senso di angoscia e ansia che tutti molto bene conosciamo, ma ciò che veramente mi incuriosisce è il dopo… sì, l’esame può spaventare, ma siamo sinceri, cosa c’è di più terrificante di ciò che è inaspettato e incerto come il futuro? Beh, ve lo dico io: la totale mancanza di interesse e curiosità nell’attraversare quell’oscura porta chiamata domani… Guardandomi intorno in questi primi e si spera ultimi mesi di liceo ho notato nei miei coetanei e/o compagni una curiosa impazienza nel finire gli esami per poi subito dopo fiondarsi in un altro impegno di tipo universitario o lavorativo. Non fraintendetemi, trovo molto matura la presa di coscienza di un giovane nel dover decidere e prendere in mano il proprio futuro, ma a volte nel riconoscere questa maturità scorgo nel profondo di alcuni di noi un forte sentimento di repressione e accettazione del proprio destino, spesso dettato dai desideri della famiglia o dalle aspettative di una società che incasella i giovani in uffici o facoltà universitarie solo perché così dev’essere. Ma cosa veramente ognuno di noi desidera? Che cosa ci spinge a doverci subito inserire di nuovo in un sistema che alla fine dei conti non è troppo lontano da quello da cui siamo o stiamo per uscire? Veramente pormi queste domane mi fa venire il mal di testa, per questo quando tutti hanno iniziato a chiedermi che cosa avrei fatto dopo il liceo ho sempre risposto che me ne sarei andata, senza mai dare troppe informazioni, mantenendo sempre un tono convinto e sicuro, ma poi argomentando senza mai parlare di piani o obiettivi fissi da dover assolutamente raggiungere o rispettare. Questo mi ha dato la possibilità di essere più sincera con me stessa e non impormi limiti o aspettative irrealistiche o sproporzionate. Solo oggi posso dire con piena sicurezza che so cosa farò… alla fine me ne vado. Trovo che la scelta di cambiare Paese, cultura, persone, sia la miglior soluzione per me. Sento il bisogno di conoscere nuove realtà, e di trovarmi per la prima volta da sola di fronte al mondo intero. Non giudico chi diversamente dalla sottoscritta decide di continuare gli studi, anzi forse è la scelta migliore, ma allo stesso tempo trovo che non ci sia grande differenza tra un’accademia o un università e la scuola della vita. In ognuno delle due c’è bisogno di grande impegno, coraggio e maturità, una forse può sembrare più dispersiva e poco teorica ma l’altra d’altro canto non ti dà la possibilità di aprirti a 360 gradi come fa il mondo… Che dire, questione di prospettive… alla fin dei conti siamo tutti uguali e diversi, tutti raggiungeremo l’indipendenza ma nessuno farà la stessa vita di un altro. Che cosa meravigliosa crescere, vero? E pensare che ne siamo tutti terrorizzati…



Per ora vi lascio con una piccola riflessione. A voi che come me avete il futuro davanti, di che forma e colore è il vostro domani? Siete impauriti o terribilmente curiosi d’aprire questa porta? E soprattutto in che mondo sperate di entrare attraversandola? Mi chiamo Nabou e da oggi inizia il mio domani.